

Livia Mancini
Mi chiamo Livia Mancini, sono un architetto e da ben 20 anni metto la mia firma sulla progettazione e sul design d'interni all'interno del mobilificio, guidando i clienti nella trasformazione della loro casa.
“Il mio approccio è funzionale e sartoriale. Essendo un architetto, non guardo mai il mobile come un oggetto a sé stante, ma come parte di un'architettura. Il mio stile predilige linee pulite, l'uso strategico della luce e materiali caldi, ma la verità è che non impongo mai il mio gusto: il mio obiettivo è far emergere la personalità di chi abiterà la casa.
La firma di Livia“Ascolto e osservo. Conta l'80% del lavoro.”
- · Cucine
- · Zona giorno open
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- · Minimalismo caldo
- · Eleganza senza tempo
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- · Molteni
Le parole di Livia, non le nostre.
Qual è il tuo nome, il tuo ruolo e da quanto tempo collabori con D'Amico Arreda?
Mi chiamo Livia Mancini, sono un architetto e da ben 20 anni metto la mia firma sulla progettazione e sul design d'interni all'interno del mobilificio, guidando i clienti nella trasformazione della loro casa.
Che tipo di progetti segui più spesso?
Mi occupo principalmente di progettazioni d'interni chiavi in mano per residenze private, sia che si tratti di ristrutturazioni complete che di restyling di singoli ambienti strategici, come la cucina o la zona living. Spesso i clienti si rivolgono a me quando devono ripensare la ridistribuzione degli spazi prima ancora di scegliere i mobili.
Come descriveresti il tuo stile o il tuo approccio al design d'interni?
Il mio approccio è funzionale e sartoriale. Essendo un architetto, non guardo mai il mobile come un oggetto a sé stante, ma come parte di un'architettura. Il mio stile predilige linee pulite, l'uso strategico della luce e materiali caldi, ma la verità è che non impongo mai il mio gusto: il mio obiettivo è far emergere la personalità di chi abiterà la casa.
Cosa fai durante il primo incontro con un cliente?
Ascolto e osservo. Prima di tirare fuori una matita o aprire un programma sul pc, cerco di capire come vive la persona che ho davanti. Chiedo quali sono le sue abitudini, se ama cucinare, se ha figli o animali, come passa il tempo libero. Il primo incontro serve a stabilire un'empatia e a capire le reali necessità, ben oltre le foto di Pinterest che spesso mi mostrano.
Come aiuti il cliente a trasformare desideri, budget e vincoli tecnici in un progetto concreto?
Utilizzo il budget e i vincoli tecnici non come limiti, ma come punti di partenza creativi. Grazie alla mia doppia veste di architetto e progettista in mobilificio, riesco a quantificare subito la fattibilità di un'idea. Se un vincolo strutturale (come uno scarico o un pilastro) impedisce una determinata disposizione, trovo subito l'alternativa d'arredo su misura che bypassa il problema senza far lievitare i costi.
Quali sono gli aspetti che valuti prima di proporre un arredo?
La luce naturale: come si muove il sole nelle diverse ore del giorno. I flussi di passaggio: lo spazio per muoversi deve essere fluido e senza ostacoli. I materiali esistenti: pavimenti, infissi e altezze dei soffitti. La durabilità: propongo arredi adatti al reale utilizzo della famiglia (ad esempio, tessuti antimacchia se ci sono bambini).
Quanto conta l'ascolto nella progettazione di una casa?
Conta l'80% del lavoro. Un buon progetto non nasce da un colpo di genio solitario del designer, ma dalla capacità di tradurre in spazio ciò che il cliente non sa esprimere a parole. Bisogna saper ascoltare anche i "silenzi" o i compromessi all'interno di una coppia.
Qual è il dettaglio che secondo te cambia davvero la qualità di un ambiente?
L'illuminazione integrata e l'armonia dei materiali. Un mobile bellissimo perde tutto il suo valore se illuminato male. Progettare i tagli di luce corretti, caldi e d'atmosfera, combinati con una palette materica coerente (il giusto accostamento tra legno, metallo e tessuti), trasforma una stanza normale in un ambiente di lusso.
Quali errori consigli sempre di evitare?
Il più comune è acquistare i mobili a blocchi separati senza una visione d'insieme, col rischio di ritrovarsi una casa "arlecchino". Un altro errore grave è non calcolare bene le proporzioni: mobili troppo grandi in stanze piccole soffocano lo spazio, mentre mobili troppo piccoli lo rendono freddo e dispersivo.
Racconta un progetto che ti è rimasto particolarmente nel cuore.
Mi è rimasta nel cuore la ristrutturazione di un vecchio appartamento per una giovane coppia. C'era un pilastro portante proprio in mezzo alla zona giorno che sembrava rovinare tutto. Invece di nasconderlo, l'ho inglobato in un'isola cucina progettata su misura e una libreria bifacciale. Vedere lo stupore nei loro occhi quando hanno capito che il "difetto" della casa era diventato il punto di forza più bello è stata una soddisfazione enorme.
Che cosa distingue D'Amico Arreda rispetto a un normale negozio di mobili?
La differenza sta nella consulenza tecnica e nella sartorialità. Un normale negozio vende prodotti; da D'Amico Arreda creiamo progetti. Avendo figure tecniche come la mia all'interno, il cliente ha la sicurezza che il mobile acquistato si integrerà millimetricamente con l'impiantistica e l'architettura di casa sua, senza sorprese in fase di montaggio.
Perché un cliente dovrebbe affidarsi a un interior designer invece di scegliere da solo?
Perché ottimizza tempo e denaro, evitando errori costosi. Scegliere da soli espone al rischio di sbagliare misure, abbinamenti di colore o di acquistare arredi non funzionali. L'interior designer è un investimento che garantisce un risultato armonioso, funzionale e che mantiene valore nel tempo.
Quale consiglio daresti a una coppia o famiglia che sta iniziando ad arredare casa?
Non abbiate fretta di riempire ogni angolo. Definite prima la disposizione degli elementi fondamentali (cucina, divano, letto, armadiature) e lasciate che la casa "respiri". Vivendoci dentro capirete col tempo di quali dettagli e complementi avrete davvero bisogno. E soprattutto, affidatevi a un professionista fin dall'inizio, prima ancora di fare i lavori agli impianti!
Cosa ti piace di più progettare?
La zona giorno in configurazione open space, con un focus millimetrico sulla cucina. Trovo stimolante la sfida di far dialogare funzioni diverse – il cucinare, il ricevere ospiti, il relax – in un unico ambiente fluido. Mi piace quando la cucina smette di essere solo un'area tecnica e diventa un elemento architettonico che si fonde con il living attraverso librerie bifacciali, boiserie o giochi di volumi. È la stanza in cui si passa più tempo ed è quella che richiede il perfetto equilibrio tra estetica e gestione tecnica degli impianti: il terreno ideale per un architetto.
Quale stile prediligi o senti più tuo?
Più che a uno "stile" rigido, mi affido a un concetto: il minimalismo caldo. Non amo il minimalismo freddo e asettico che fa sembrare le case delle gallerie d'arte inabitabili. Prediligo linee pulite, geometrie rigorose e l'assenza di decorazioni superflue, ma pretendo che l'ambiente risulti accogliente. Raggiungo questo obiettivo attraverso uno studio profondo dei materiali: accosto la purezza delle linee a textures materiche, legni venati, pietre naturali e tessuti d'arredo caldi. Il mio stile, in breve, è l'eleganza senza tempo che non passa di moda dopo due stagioni.


